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PROFILO STORICO E ARCHITETTONICO

DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE ABRUZZESE

      Il patrimonio architettonico abruzzese, ancora esistente, abbraccia secoli di storia. I numerosi scavi archeologici fatti nel corso degli ultimi decenni dimostrano quanto fosse ricca, in passato, questa regione di centri abitati, di castelli e d’isolati complessi monastici.
Dalla caduta dell’impero romano, passati i secoli bui dell’alto medioevo, caratterizzati da continue invasioni e conflitti, alla fine dell’anno mille è accertata la presenza di maestri comacini che hanno lasciato due importanti testimonianze: la chiesa di Santa Maria a Vico sul Vibrata e la cripta della cattedrale di Penne. In entrambe è ancora visibile la tecnica romana dell’0pus spicatum, ripresa e diffusa dai maestri lombardi. L’operosità di questi gruppi d’artisti e artigiani nella regione, seppure limitata a questi isolati casi, dimostra che in quel periodo il desiderio e la volontà di ricostruire una nuova società era più forte della diffusa paura dell’imminente fine del mondo.
All’inizio dell’undicesimo secolo assume particolare importanza storica la figura di Teobaldo, monaco inviato dall’abate Giovanni III di Montecassino. Grazie al suo intervento viene edificata l’imponente chiesa benedettina della Maiella, prototipo d’altri interventi benedettini nella regione. Nello stesso secolo sono costruite due grandi cattedrali, quella di Valva e di Sulmona. In entrambe le costruzioni la tradizione bizantina si fonde con quella lombarda in una perfetta continuità stilistica e tecnica. San Liberatore, San Pietro ad Oratorium e Santa Maria di Atri introducono invece nuovi elementi decorativi, che saranno poi ripresi e sviluppati nei decenni successivi. L’arte dell’intaglio della pietra locale, di facile reperimento e particolarmente adatta a tale scopo, prenderà forme sempre più complesse e originali. Nell’undicesimo secolo lo stile che prende via via forma, pur mantenendo un forte legame con la cultura romana dell’ultimo periodo, introduce così delle nuove varianti locali. 
Con l’arrivo dei normanni, alla fine del XII secolo, la produzione artistica in Abruzzo subisce una brusca inversione di tendenza, e dopo successive incursioni l’intero territorio è infine annesso al Ducato di Puglia. Saccheggi, distruzioni e incendi fanno seguito a quest’invasione. Ciononostante, alla fine dell’undicesimo secolo e all’inizio di quello successivo, l’architettura benedettina in Abruzzo realizza Santa Maria di Bominaco e San Clemente al Vomano. Pur mantenendo ferme alcune costanti stilistiche, con la scuola di San Liberatore s’introducono nei capitelli e nei bassorilievi degli elementi che danno vita a due correnti diverse, che influenzeranno molte costruzioni religiose successive e che fonderanno le basi dello stile romanico. La basilica di San Pelino (1104-1124), la contemporanea cattedrale di Sulmona e dopo Santa Maria di Moscufo, San Giovanni in Venere e la cattedrale di Teramo (1158-1174) testimoniano quanto sia attiva la diffusione religiosa nella regione in questo periodo.
Inserita in un paesaggio particolarmente suggestivo per le vedute sul Gran Sasso è da ricordare inoltre l’isolata chiesa di Santa Maria di Ronzano, con la facciata rivolta alla grande montagna, eretta intorno al 1180. Al suo interno, ad unica navata, di particolare interesse è la volta a crociera su nervature, presente per la prima volta in Abruzzo nella cattedrale di Teramo (1156).
Se nell’XI secolo la scuola di San Liberatore da Montecassino, che introdusse in Abruzzo l’architettura benedettina, è da ritenersi la più importante della regione, nella seconda metà del XII secolo la scuola che ebbe la massima diffusione fu quella di Valva. Partita da Sulmona si diffonderà velocemente assumendo poi, pur nel rispetto della tradizione romana, forme meno rigide e differenziate come, ad esempio, l’introduzione dell’arco acuto depresso abbinato a quello tondo.
La scarsa presenza di cave di calcare lungo la fascia adriatica e l’abbondanza, invece, di terreni argillosi fece sì che le costruzioni fossero in mattoni e non in pietra da taglio come quelle dell’entroterra. Conseguentemente anche le decorazioni furono realizzate in laterizio. La pietra fu utilizzata pertanto solo marginalmente, per elementi di ridotte dimensioni: colonnine, capitelli e cornici, come a Sant’Angelo di Pianella, a Santa Maria del Lago a Moscufo e a Santa Maria a Mare di Giulianova.
Non deve essere poi dimenticato l’uso alternato dei mattoni con la pietra, come nel caso della chiesa abbaziale di San Giovanni ad Insulam, una scelta dettata soprattutto dalla moda del tempo, come testimonia l’esempio di San Zeno di Verona (1139).
A queste due scuole ne seguirono altre minori, ma non meno importanti. All’interno di questi ambienti spiccano per la loro originalità e ricchezza plastica cibori e amboni di tre grandi maestri: Rogerio, il figlio Roberto e il suo collega Nicodemo. Il loro stile, d’ispirazione orientale e dal tratto tipicamente arabo, li riconduce probabilmente alla corte normanna d’Altavilla.
L’influenza gotico-borgognona si manifesta per la prima volta in Abruzzo, seppure parzialmente, nel 1165 con la nuova chiesa abbaziale di San Giovanni in Venere. Anno in cui l’abate Oderisio II iniziò la nuova costruzione, mentre il primo esempio completo in assoluto è la chiesa abbaziale di Civitella Casanova, ai piedi del Gran Sasso, fondata agli inizi del 1191. Questa è la prima chiesa della regione ad essere coperta interamente di volte in pietra. Artisti borgognoni furono inoltre chiamati nel 1176 dall’abate Leonate per riedificare la sua imponente badia. Le novità introdotte, tipicamente borgognoni, si fondono però con la tradizione plastica della vecchia scuola romanica francese. Da questa fusione di stili nacque la scuola Casauriense. La morte prematura dell’abate interruppe l’opera e i suoi fautori si dispersero, lasciando incompleta San Clemente in Casauria, che ancora oggi desta ammirazione. Il monastero di San Bartolomeo di Carpineto è senz’altro il più importante e meglio conservato edificio ispirato al nuovo stile.
Dal XII al XIII secolo in Abruzzo sono riedificati numerosi centri religiosi, secondo i metodi tradizionali, con l’utilizzo anche di materiali antichi. Un esempio tipico è San Nicola di Atri (1256), mentre in Santa Maria Maggiore di Guardiagrele si ripropone la pianta tipica francese in uso tra il X e il XII secolo e già presente nella regione in San Vito di Valle Castellana e in San Cristinziano, a San Martino sulla Marrucina.
Una nuova corrente stilistica appare poi nel prospetto e nella mobilia presbiteriale di Santa Giusta di Bazzano (1238). I riferimenti alla più prestigiosa scuola casauriense sono evidenti, ma è altrettanto evidente il tentativo di creare una nuova tendenza espressiva e di pensiero nella pittura e nella decorazione plastica.
Con la distruzione di Celano, a opera di Federico II, i conti dei Marsi insieme ai monaci locali diedero vita nella Marsica a un diffuso rinnovamento architettonico laico (castelli) e religioso.
Tale rinnovamento risente dell’influsso esercitato dall’arte lombarda e dalla tradizione plastica locale di Roberto e Nicodemo. Tale fusione crea forme di grande effetto e originalità che darà vita a pregevoli opere, come l’ingresso di San Salvatore di Paterno, il portale di Trasacco e l’archivolto del portale di San Nicola di Avezzano. La scuola marsicana manterrà sempre un forte legame con la tradizione romanica e solo parzialmente inserirà sporadici elementi borgognoni dell’arte gotica. Prima dell’influenza esercitata da questo nuovo stile è importante ricordare anche l’influsso di alcuni maestri marmorai romani, Giovanni e Andrea, che determinarono nella regione la nascita di una nuova scuola, quella romano-marsicana. L’ambone di Alba è da considerarsi, infatti, un’opera tipicamente romana, anche se molti particolari sono stati finiti da maestranze locali.
Dopo la realizzazione delle famose abbazie di Casamari e di Fossanova i cistercensi iniziarono in Abruzzo a diffondere il nuovo stile d’oltralpe, il gotico, più vicino alla loro dottrina e filosofia di vita, è da notare però che tale stile non fosse ripreso direttamente da quello di Citeaux, ma già mediato da successive rielaborazioni. Nel 1208 iniziarono a costruire, secondo le nuove regole, la casa di Santa Maria d’Arabona, vicino a Chieti. La chiesa, pur incompleta, rappresenta forse uno dei migliori esempi di gotico francese in Abruzzo. L’influenza che eserciterà questa nuova opera sulle altre abruzzesi, anche se nessuna chiesa adotterà lo stesso impianto planimetrico, è paragonabile a quella esercitata dall’abbazia di Fossanova nello Stato romano e quella di San Galgano a Siena. La chiesa di Santa Maria della Vittoria, voluta da Carlo I d’Angiò, tra il 1274 ed il 1282, oggi allo stato di rudere, causa un  terremoto, tra il 1502 e il 1506, ne segue l’esempio e diffuse nella Marsica il nuovo stile, prima di trasformarsi in una cava di pietra. Di questo secolo sono lo splendido ciborio di San Pietro ad Oratorium, l’ambone di Peltuino (1240) i candelabri di Bominaco e di Casauria e i capitelli del grande portale di San Francesco di Sulmona (1290), caratterizzati da una ricca decorazione ad intaglio di straordinaria fattura.
Nel XIII secolo all’Aquila sono costruite le chiese dei Santi Nicandro e Marciano, la chiesetta di San Martino, Santa Maria di Paganica tutte ad una sola navata e con la copertura quasi sempre a capriate a vista, più complesse e a tre navate sono invece la Cattedrale, Santa Giusta, San Pietro a Coppito e Santa Maria di Collemaggio, l’edificio meglio conservato del periodo e iniziato nel 1287, per volontà di Pietro da Morrone. Infine è da ricordare la chiesa gotica di San Domenico (1309), voluta da Carlo II d’Angiò, che per la sua costruzione fece pervenire i disegni dalla Provenza.
A Sulmona nel 1315 è realizzato il portale della chiesa degli Agostiniani e nel 1391 la facciata con il tipico coronamento orizzontale della cattedrale, seguita da quelle di San Francesco e di Santa Maria della Tomba.
Dal 1268 iniziano i lavori d’ampliamento della cattedrale di Atri, risalente al XI secolo, e del campanile, tra le numerose maestranze è da segnalare Raimondo di Poggio, nativo pare di Atri, presente dal 1288 al 1302. In questo periodo realizza i due portali laterali, reimposta, correggendo alcuni errori, l’impianto architettonico e introduce nuovi ed originali elementi decorativi. Dal 1302 gli subentra Rainaldo Atriano, che lavorerà soprattutto alla decorazione della facciata della cattedrale.
A Teramo sono costruiti i monasteri di San Francesco e di San Domenico, mentre a Campli un altro è dedicato al Santo di Assisi.
A Chieti, intorno alla prima metà del Trecento, importanti lavori sono realizzati alla cattedrale di San Giustino, completata nella sua elevazione, mentre nel 1335 è iniziata la torre campanaria. Nella stessa città è costruito il convento di San Francesco. Ad Ortona nel 1312 Nicola Mancino termina il portale della chiesa di San Tommaso. Particolarmente attivi in città sono infine gli ordini religiosi dei francescani, domenicani e degli agostiniani.
A Lanciano si trova un artista locale, Francesco Petrini, che nel 1317 firma il portale di Santa Maria Maggiore. Oltre a quest’opera si devono ricordare anche il rosone di Santa Lucia e la facciata di Sant’Agostino. L’esuberanza della sua arte, caratterizzata da forti contrasti chiaroscurali che contornano portali e finestre presenta una decorazione ricca di mille e originali particolari.
A Teramo, invece, il vescovo romano Nicolò degli Arcioni completa nel 1332 l’ampliamento, la decorazione esterna e interna della cattedrale, mentre il portale gotico sarà realizzato da Deodato, un seguace del famoso architetto toscano Arnolfo di Cambio.
A Guardiagrele e a Monteodorisio sono costruiti dei conventi francescani, mentre a Cittaducale il convento è dedicato a Sant’Agostino. Altri complessi conventuali francescani sono eretti ad Avezzano e aTagliacozzo, dove le rispettive chiese sono coperte da splendide volte a crociera d’ogiva.
Nel Trecento l’Aquila, Atri, Chieti, Lanciano, Sulmona e Teramo sono di conseguenza rinnovate da uno sviluppo edilizio più consono alla nuova realtà sociale ed economica della regione, che dà vita a delle scuole artistiche locali, concorrenti tra loro, che influenzeranno il territorio circostante. L’architettura civile e militare rispetto a quella religiosa non presenta esempi che possono reggere il confronto con quest’ultima. La funzionalità tende sempre a prevalere sull’aspetto estetico e rappresentativo, e quando in alcuni casi si utilizzano dei decori questi provengono quasi sempre dal repertorio religioso. Cambiano le dimensioni, i vani interni diventano più ampi e le finestre, soprattutto quelle interne, più luminose, ma l’aspetto difensivo tende ancora a prevalere rispetto a quello residenziale. Significativo esempio di questo cambiamento è il palazzo ducale di Tagliacozzo, fatto costruire dagli Orsini alla fine del Trecento e terminato da Roberto Orsini nel Quattrocento in forme rinascimentali. Un'altra opera civile, tra le più imponenti dell’Abruzzo, è il castello di Celano, fondato da Pietro da Celano nel 1392, i cui lavori proseguirono nel 1450 con il conte Lionello Acclozzamorra per terminare nel 1463  con Antonio Piccolomini che aveva avuto la contea da Alfonso di Aragona.
Nel Quattrocento l’Aquila, Atri, Chieti, Sulmona e Teramo sono i centri dove più è presente l’influenza di nuove correnti artistiche provenienti dalla Germania e dai maestri lombardi. All’Aquila tali presenze si devono però riferire soprattutto alla scultura, ancora gotica, mentre l’architettura è interessata solo marginalmente. I monumenti più significativi sono il monumento Caldora e i due mausolei dei Camponeschi e dei Gaglioffi. Il gotico tedesco trova poi riscontro negli altari di Guardiagrele e di Fara San Martino e nei portali di Caramanico.
Più diffusa invece è la presenza dei Lombardi, a Sulmona nel 1449 lavorava Petri da Como, e la costruzione dell’imponente palazzo dell’Annunziata certamente richiese l’intervento di numerose e qualificate maestranze molte delle quali straniere. A Tagliacozzo nel 1452 troviamo Martino di Biasca, autore del portale ogivale dei SS. Cosma e Damiano, che come molti altri fu coinvolto dalla potente famiglia Orsini per la decorazione del loro palazzo.
Tagliacozzo, feudo degli Orsini dal 125,5 passerà ai Colonna nel 1497. Pregevoli gli affreschi della Loggia, della fine del Quattrocento, con figure di personaggi all’interno di nicchie classicheggianti, e della cappella, con le storie di Cristo, il cui autore pare sia Lorenzo da Viterbo o un suo seguace. A Tossiccia, piccolo paese ai piedi del Gran Sasso, nel 1471 è attivo Andrea Lombardo, che realizza una grande porta per la chiesa di Sant’Antonio. All’Aquila il milanese Giovanni de Rettorii realizza, per il cardinale Agnifili, il fonte battesimale del duomo. Antonio da Lodi invece realizza, con le sue maestranze portate dal nord, i campanili del duomo di Teramo (1493) e del duomo di Chieti (1498). E’ lui che introduce nel Teramano l’arte del Rinascimento lombardo quando realizza il ciborio del duomo (1493). Nello stesso periodo si completano o realizzano i campanili di Sant’Agostino di Atri, del duomo di Corropoli, della chiesa matrice di Città Sant’Angelo, delle chiese di Sant’Agostino e di San Giovanni Evangelista di Penne, di Santa Maria in Piano e di San Francesco a Loreto Aprutino e il tempietto di Tricalle.
Tutti riportano tecniche costruttive e caratteri stilistici molto simili da far supporre il coinvolgimento delle stesse maestranze. Le forti ricchezze accumulate dalla classe mercantile da un lato e una fervida fede religiosa, dovuta anche alla presenza di San Bernardino da Siena e dei suoi seguaci, dall’altro, caratterizzano la società abruzzese del tempo inducendo un’architettura fastosa, mentre il fervore religioso è confermato dalla realizzazione di innumerevoli opere d’arte, che ricordano il santo che predicava a Cittaducale.
Lo stile rinascimentale nel Quattrocento si limita solo ad alcune opere realizzate nelle città più importanti, mentre nel resto della regione permane l’influenza dello stile gotico, più gentile nella decorazione nei paesi confinati con le Marche e l’Umbria, decisamente più pesante e originale in quelli confinanti con la Campania e la Puglia. Sempre nel Quattrocento è da ricordare l’influenza esercitata dalla scuola napoletana nell’architettura, con il suo gotico fiorito.
Di questa scuola conosciamo il nome di due dei suoi protagonisti, Matteo di Napoli e Cellino Attanasio, entrambi operanti agli inizi del secolo. Le loro opere, dalle forme e soluzioni a volte imprevedibili, sono le ultime di stile gotico e presto saranno sostituite dalle nuove rinascimentali. Lo sviluppo di questa scuola in Abruzzo fu grandissimo, un esempio lo possiamo trovare nel Palazzo Tabassi (1449) a Sulmona, opera del maestro Petri da Como. La presenza di maestri lombardi, sempre richiesti per la loro abilità nel tagliare la pietra e nella realizzazione di manufatti in terracotta, è infatti riscontrata in molte opere napoletane. Centinaia di portali e finestre sono così modificati secondo il nuovo gusto corrente, sempre incline, però, a scendere a facili compromessi con forme stilistiche ormai superate, oppure con elementi rinascimentali come nel Palazzo Dragonetti-Cappelli all’Aquila.
Tale fusione di stili, prodotta da maestranze locali, che partono dal Romanico e arrivano al Rinascimento, permarrà fino al Cinquecento e darà vita ad una produzione tipicamente abruzzese. Con il terribile terremoto del 1456, che causò vaste distruzioni nella regione, la ricostruzione degli edifici sarà portata avanti secondo queste modalità. Una delle località maggiormente interessate a questa rinascita sarà Pescocostanzo, dove sarà ricostruita dai maestri comacini nel 1466 la basilica dell’Assunta o di Santa Maria del Colle del XI sec. ampliata nel 1558 e arricchita nei secoli successivi. La ricostruzione del paese e dei suoi numerosi palazzi (Governatore, Cocco Palmeri, Grilli, Mansi, Ricciarelli e Sabatini) proseguirà nei secoli XVI-XVII e XVIII.
Come conseguenza, le soluzioni classiche, tipiche del Rinascimento, non si diffusero rapidamente nella regione; delle reminescenze gotiche permangono infatti per tutta la prima metà del Cinquecento soprattutto nell’arte sacra. I centri dove maggiormente penetra lo stile toscano sono Atri, l’Aquila e Campli. Nel capoluogo abruzzese è presente lo scultore Silvestro di Giacomo da Sulmona che tra il 1476 e il 1480 realizza il monumento al cardinale Agnifili, nel duomo della città, e nel 1496 la tomba Pereira-Camponeschi in San Bernardino. Nel 1517 Girolamo da Vicenza realizza in Collemaggio l’arca di Celestino V. Importante è poi la figura di Nicola Filotesio che per primo introdusse le novità apportate dal Bramante a Roma nella facciata di San Bernardino.
In Abruzzo non si può parlare di uno stile rinascimentale puro, privo d’influenze dei secoli passati: la razionalità classica si fonde quasi sempre con soluzioni arcaiche o goticheggianti dando vita a uno stile eclettico che trionfa in tutta la regione.
Nella seconda parte del secolo l’influenza dello stile classico risulta maggiore; negli edifici civili delle città principali le facciate sono tutte impostate secondo gli ordini tipici dell’architettura vitruviana, ricorrenti in quel periodo a Roma e a Napoli. Portoni, finestre, logge e cornicioni con le immancabili  modanature disegnano così, con i loro chiaroscuri, le facciate dei palazzi gentilizi. E’ da ricordare, inoltre, forse l’opera più importante del periodo: l’incompiuto palazzo Farnese (1584) ad Ortona, disegnato dal famoso architetto Giacomo della Porta per Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V e moglie di Ottavio Farnese.
Nel Seicento e Settecento l’architettura barocca, sia civile che religiosa, tende a sovrapporsi con i suoi stucchi e movimenti alla precedente, trasformandola e riadattandola alle nuove esigenze di rappresentatività e cultuali. Interessante esempio di edificio settecentesco è la parrocchiale dei SS. Valentino e Damiano a San Valentino in Abruzzo Citeriore, disegnata da Luigi Vanvitelli; l’Annunziata di Penne, ricostruita nel 1733; la chiesa del Suffragio di Lorenzo Bucci da Pescocostanzo all’Aquila, tipico esempio d’architettura borrominiana, con la slanciata cupola disegnata da Giuseppe Valadier; sempre all’Aquila è sita S. Caterina, con la facciata disegnata da Ferdinando Fuga, che troviamo ancora all’opera nel palazzo Persichetti e nella chiesa di S. Agostino.
Nell’Ottocento gli elementi architettonici classici si attenuano disegnando con maggiore sobrietà l’impianto delle facciate e gli interni e riproponendo, semplificandole, soluzioni adottate su scala nazionale. Un maggior impulso lo abbiamo alla fine dell’Ottocento e all’inizio del nuovo secolo con l’introduzione dello stile liberty, soprattutto lungo la riviera adriatica.
Alba Fucens, Amiternum, Corfinium, Istonium, Sulmo, Teate, Truentum e altri ancora erano municipi romani. Da allora sono passati duemila anni e fortunatamente le testimonianze di quel periodo non sono andate tutte perdute, come dimostrano i due musei archeologici di Chieti con i loro preziosi reperti. Dalla caduta dell’impero romano la regione ha subito profonde e radicate trasformazioni lasciando ovunque indelebili testimonianze.
Tutto questo patrimonio sedimentatosi sul territorio regionale nel corso di tanti secoli in buona parte ci è pervenuto mantenendo sostanzialmente intatto il fascino della sua storia. Di certo molte cose sono cambiate, gli arredi e spesso le decorazioni sono scomparse, ma l’impianto architettonico e il rapporto con il territorio circostante è rimasto quasi sempre integro.
L’abbandono di molti borghi e di piccoli centri urbani, se da un lato è stato un fenomeno che ha indotto riflessi assai negativi nel tessuto storico e socioeconomico della regione, ha d’altro canto contribuito a preservarne l’integrità, restituendoli oggi a nuove opportunità di recupero e valorizzazione in chiave turistica.
Con l’iniziativa denominata “Invest-Abruzzo”, la Regione Abruzzo ha avviato un processo finalizzato a favorire la conoscenza, tanto sul mercato domestico quanto – in questa prima fase - sui mercati europei potenzialmente più interessanti (Germania e Regno Unito), il vasto patrimonio immobiliare di pregio ubicato nel territorio regionale, con una particolare attenzione per le aree interne, ancora in ritardo di sviluppo, in cui la valorizzazione di un patrimonio immobiliare ancora quasi sconosciuto dovrà necessariamente accompagnarsi – grazie all’essenziale coinvolgimento dei comuni interessati -  con concrete iniziative di rilancio economico e di promozione del territorio.
Questi borghi arroccati su erti colli, con l’uniformità dei materiali trattati, l’omogeneità dei volumi costruiti, dove solo il palazzo o il castello baronale e la chiesa si differenziano dal contesto determinando una chiara e precisa scansione gerarchica, ci restituiscono un paesaggio dal fascino antico, dove la modernità, con i suoi forti contrasti e dissonanze, stenta ad affermarsi. Sono isole sospese nel tempo, dove chiunque può immergersi e ritrovarsi riscoprendo una dimensione di vita ormai scomparsa, sommersa dai ritmi frenetici della quotidianità.
I castelli di Carpineto Sinello (XIII sec.), di Oricola (XVI sec.), di Castiglione a Casauria (XII-XVII sec.), di San Valentino Citeriore (XVI sec.), di Fallascoso (XIX sec.); i palazzi Barbolani (XIII sec.) a Collemacine, Baronale (XIII sec.) a Brittoli, Cipollone (XVI-XVII) a Casacanditella, Gugliemi (XIX sec.) e Paladini a Pescina, Sipari (XIX sec.) a Pescasseroli, Santucci (XVII sec.) a Navelli, Patrizio (XIX sec.) a Magliano de’ Marsi, De Amiciis  (XVIII sec.) e l’ex Municipio di Alfedena, la splendida residenza Marcantonio (Villa Coppedè) (1870) a Mozzagrogna e infine, per citarne solo alcuni, palazzo Stefanucci (XVI sec.) a Penne; i conventi di San Francesco (XIII-XIV sec.) e di Santa Maria (XII-XIII sec.) a Fonecchio, di San Bernardino (XV-XVI sec.) a Campli; di S. Paolo dei Barnabiti (XIV-XX sec.) a L’Aquila; i borghi in abbandono di Pretoro (XV sec.), di Salle Vecchio (XIX sec.), di Buonanotte a Montebello sul Sangro; il borgo fortificato di Castello Camponeschi (X-XI sec.), la Torre di Bene (XVII sec.), il complesso monumentale Cicada (XVI-XIX sec.) ad Atri e l’imponente edificio scolastico di Orsogna del 1926, per citarne alcuni, splendidi nelle loro strutture e ricchi di un fascino che solo la storia può dare, attendono di essere recuperati e possono ritornare a coprire un ruolo importante nelle realtà sociali dove sono presenti. Rispetto ad altre regioni, i costi per il restauro totale di un immobile mediamente sono inferiori di circa il trenta per cento, la viabilità interna è ovunque presente ed è collegata all’esterno dall’aeroporto internazionale di Pescara, dalla ferrovia, dall’autostrada e lungo il litorale sono presenti soddisfacenti strutture portuali per l’attracco di imbarcazioni private, mentre le coste orientali dell’Adriatico possono essere raggiunte da veloci collegamenti che partono da Pescara, Ortona e Termoli.

Atri, Campli, Caramanico, Città S. Angelo, Loreto Aprutino, Penne, Pescocostanzo, Pianella, S. Stefano di Sessano, Tagliacozzo sono paesi dove si può ancora facilmente leggere il passaggio della storia, percorrendo le strette strade lastricate o soffermandosi nelle piazzette circondate da nobili architetture. Dal Medioevo al XX secolo ogni sequenza è chiara e visibile. Mancano - è vero - i grandi artisti che hanno reso famosa e unica l’arte italiana nel mondo, ma quelli che hanno lavorato in Abruzzo – come abbiamo cercato di evidenziare in questo breve excursus storico - ci hanno comunque lasciato delle opere di grande effetto e suggestione.
Le potenti casate degli Angiò, degli Aragona, dei Medici, degli Orsini, dei Colonna e dei Farnese hanno disseminato castelli, palazzi e monumenti in gran parte della regione. Gli ordini religiosi, dal canto loro, hanno edificato dappertutto luoghi di culto; così eremi, conventi e chiese caratterizzano ancora oggi, come ieri, questa regione, dove natura e spiritualità sembrano convivere da sempre.
La presenza, poi, di abili artigiani del ferro battuto, della pietra e della ceramica ha aggiunto valore a questo patrimonio unico nel suo genere, rendendolo non solo meritevole di maggiore attenzione da parte degli specialisti, ma anche di essere riscoperto e adeguatamente sostenuto sui canali del turismo più attento ai valori ambientali e culturali.
La Regione Abruzzo dovrà quindi essere capace, ricercando l’indispensabile consenso delle amministrazioni locali e attivando ogni possibile forma di partenariato con le stesse amministrazioni locali, i soggetti sociali ed economici operanti sul territorio,  di indirizzare e monitorare tutte le fasi del recupero e valorizzazione del patrimonio immobiliare di pregio, per giungere alla definizione di un disciplinare di qualità cui dovranno conformarsi tutti i soggetti, pubblici o privati, che intenderanno avviare iniziative di recupero e valorizzazione del patrimonio immobiliare locale.
La definizione di un disciplinare di qualità rappresenta il primo, indispensabile passaggio di una strategia di marketing turistico volta all’ampliamento e alla riqualificazione dell’offerta turistica regionale (con particolare riferimento alle aree interne, obiettivamente svantaggiate rispetto alla costa) sia nei confronti del mercato domestico, sia riguardo ai mercati internazionali.
Un’esemplificazione di un disciplinare di qualità applicabile ai progetti di recupero e riqualificazione di immobili di pregio in Abruzzo è riportata in forma puntuale, seppure in sintesi, nel prospetto seguente.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

<!--[if !supportLists]-->·         <!--[endif]-->Rispetto dei materiali esistenti, loro recupero - se possibile- o sostituzione con medesimi materiali (serramenti, pavimenti…).

<!--[if !supportLists]-->·         <!--[endif]-->Applicazione di tecniche di restauro tradizionali, come intonaci e pitture a base di calce o silicati.

<!--[if !supportLists]-->·         <!--[endif]-->La finitura esterna e interna delle pareti degli edifici deve fare seguito a un attento studio di settore.

<!--[if !supportLists]-->·         <!--[endif]-->Recupero e restauro di ogni tipo di decorazione; è vietata ogni asportazione o sostituzione con copie, se gli originali possono essere recuperati.

<!--[if !supportLists]-->·         <!--[endif]-->Si dovrà prestare attenzione alla scelta degli elementi d’arredo urbano; tale scelta non dovrà infatti generare contrasti con l’esistente costruito.

<!--[if !supportLists]-->·         <!--[endif]-->L’impianto di illuminazione dovrà rispettare le nuove normative europee sull’inquinamento luminoso e avere una tipologia costruttiva in armonia con l’architettura esistente.

<!--[if !supportLists]-->·         <!--[endif]-->L’area urbana dove si trova l’edificio che rientra nel progetto regionale di recupero sarà considerata area protetta; ciò significa che ogni tipo di intervento successivo per essere realizzato dovrà ottenere il relativo parere favorevole da parte dell’area tecnica comunale. Sarà pertanto vietato ogni intervento e abuso edilizio tale da  compromettere la validità dell’intervento pilota.

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Contributo dell’architetto Francesco Nuvolari.

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sito ufficiale della Regione Abruzzo - Servizio Sviluppo del Turismo

Progetto realizzato con il contributo dell’Unione Europea
Monday 6 September 2010
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